Contagio emotivo

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“Tu sei la media delle cinque persone che frequenti di più”

Jim Rohn

La felicità è dentro di noi. Vero ma siamo esseri umani e dunque facilmente influenzabili. Di conseguenza è molto importante fare attenzione alle persone che scegliamo di far entrare nella nostra vita. Sono cinque le categorie di persone che vi consiglio di evitare:

  1. I pessimisti: coloro che si lamentano e piagnucolano per qualsiasi cosa senza fare nulla per cambiare la realtà. Il punto è che la lamentela è l’opposto della gratitudine, che come sappiamo è la base fondamentale di una vita felice e frequentando persone che si lamentano tanto, comporta il rischio di cadere nella stessa tendenza.
  2. I giudicanti: coloro che si sentono autorizzati a criticare tutto e tutti. Frequentare questo tipo di persone può portare alla demotivazione. Spesso il giudizio negativo costante dissuade dal portare avanti un progetto o un’idea.
  3. I conformisti: coloro che si adattano ai limiti imposti, che cercano di essere accettati ad ogni costo e si accontentano. Anche in questo caso, il problema consiste nella possibilità di venire ostacolati da queste persone, che ci indurranno a credere che i nostri progetti sono “utopistici”.
  4. I festaioli: i cosiddetti “animali da feste” che io definisco i “drogati di gente”, ovvero coloro che vivono per uscire ogni sera. Questo categoria di persone può distrarci dai nostri obiettivi, quindi va frequentata con moderazione.
  5. Chi dubita: coloro che dubitano sempre e comunque, anche dei gesti di gentilezza o di bontà, che non si fidano dell’umanità. Queste persone dubitano persino delle loro capacità, figuriamoci delle nostre, e questo dubbio nel lungo periodo può  contagiarci.

Il contagio emotivo è  qualcosa di reale tanto quanto quello infettivo, per cui se riconoscete di avere a che fare con personalità di questi tipi, chiedetevi se valga la pena rischiare di farsi contagiare e se la risposta è  si, basta che facciate attenzione, aumentando il numero di persone solari e fiduciose per bilanciare con un contagio positivo.

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Aprire nuovi orizzonti

Quando inizi a farti delle domande non puoi più smettere. Così continuo a cercare risposte. Comincio piano piano a vedere un quadro sempre più completo di ciò che mi è successo e a tirare fuori delle verità generali dal mio caso particolare.

Da quando mi sono ammalata di cancro mi sono resa conto che attualmente ci sono due modelli di assistenza sanitaria molto diversi fra loro, che si basano su due altrettanto diversi modi di intendere la biologia umana. Il primo modello – quello della medicina convenzionale – è basato sulla visione newtoniana per la quale tutto nell’universo è fatto di materia e il corpo umano non è nient’altro che una macchina composta da geni e sostanze chimiche, sui quali bisogna intervenire esternamente in caso di malattia. Nella corrente  principale della medicina occidentale, la mente e le emozioni sono state completamente ignorate. Non poteva essere altrimenti, se pensiamo che essa nasce dallo studio dei cadaveri. Per il secondo modello (che comprende la medicina energetica, quelle alternative, quella Ayurvedica e le altre medicine orientali) non solo è  importante prendere in considerazione anche la mente, ma essa risulta essere essenziale nel processo di guarigione. Questa nuova prospettiva è basata su ciò che oggi è il fondamento della fisica quantistica, ovvero un universo fatto di energia, che comprende tutto ciò che noi siamo o che vediamo come materia. Secondo questa prospettiva, la salute di una persona non si basa solo sul benessere del corpo, ma è influenzata anche dai pensieri, dalle emozioni e quindi dalle relazioni affettive o professionali e persino dalle questioni ambientali e sociali. Il corpo viene considerato come un sistema dinamico, nel quale compromettendo una parte, influenzi anche tutto il resto. Di conseguenza, il nuovo approccio consiste nell’affrontare il corpo nella sua dimensione olistica ed energetica.

La medicina tradizionale riesce a intervenire in modo efficace quando si tratta di traumi o infezioni, ma è  carente nel dare una soluzione a malattie croniche e degenerative, ai problemi a carico dell’apparato cardiocircolatorio e del sistema nervoso e men che meno a diversi tipi di cancro. Inoltre, non è  sostenibile dal punto di vista economico e ha troppi effetti collaterali. Di fatto, rappresenta una delle prime cause di morte.

Nel corso degli ultimi dieci anni, è  avvenuto un cambio del vecchio paradigma secondo il quale la prevenzione e la responsabilità della propria guarigione hanno poca importanza rispetto alla cura del sintomo. Questo cambio consiste in una maggiore consapevolezza nei pazienti e in uno spirito di ricerca che ha  trasformato i “malati” della medicina tradizionale in “agenti” del proprio benessere e della propria salute.

Una delle scienze che fanno da cornice a questo nuovo approccio e che più ha sconvolto il mio sistema di credenze sulla salute, è stata l’epigenetica.  La visione attuale sulla genetica umana è  cambiata completamente rispetto a qualche decennio fa, quando ancora si parlava solo di determinismo genetico: secondo questa vecchia prospettiva, i geni controllerebbero tutti i tratti umani, non soltanto quelli strutturali e fisici ma anche quelli emozionali e comportamentali; in poche parole le nostre vite sarebbero solo delle impronte del nostro lignaggio genetico. Secondo l’epigenetica, invece, se un gene verrà o meno attivato, dipende dalla chimica del nostro sangue, che a sua volta è influenzata dalle nostre emozioni (che comportando il rilascio di certi ormoni piuttosto che altri). In pratica controllando il modo in cui reagiamo agli input dell’ambiente esterno (e di conseguenza imparando a gestire le nostre emozioni) abbiamo la possibilità di influenzare i nostri geni, come dimostrato dell’esperimento dell’HearthMath Institute che spiego in questo post.

Dopo aver approfondito questi argomenti e aver sperimentato sulla mia pelle la validità di questo nuovo approccio (attraverso diversi percorsi che ho intrapreso da quando mi sono ammalata), credo che sia arrivato il momento di aprire nuovi orizzonti con una maggiore integrazione della medicina olistica all’interno del nostro sistema di assistenza sanitaria. Voi che ne pensate?


Fonti:
– Pert, C.B. The wisdom of the receptors: neuropeptides, the emotions, and bodymind. Advances 3: 8-16, 1986
– Lipton B., (2005) “The Biology of Belief: Unleashing the Power of Consciousness, Matter & Miracles”, Hay House Inc., Carlsbad (California), 2015.
– Rubik B, Muesham D, Hammerschlag R, Jain S. (2015).  Biofield science and healing:  history, terminology, and concepts.  Global Advances in Health and Medicine 4 (Suppl.), pp 8-14.
http://www.gahmj.com/doi/abs/10.7453/gahmj.2015.038.suppl
– Rubik B. (2015). The biofield:  bridge between mind and body.  Cosmos and History:  Journal of Natural and Social Philosophy 11(2), pp 83-95.
http://cosmosandhistory.org/index.php/journal/article/viewFile/499/803

https://www.effervescienza.com/informazione/farmaci-prima-causa-di-morte-al-mondo/

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21 giorni per la felicità: giorno 21

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Mi trovo all’entrata di un labirinto, il quale a sua volta si trova su una scogliera. Di fronte all’entrata c’è una grotta buia con delle sbarre. Non sono sola. Insieme a me ci sono un ragazzo e una ragazza e con noi c’è anche il nostro maestro che ci spiega cosa dobbiamo fare. Ci dice: “Non appena entrerete nel labirinto lascerò uscire dalla grotta il mostro che vi abita dentro. Per salvarvi dovrete fare molta attenzione a ciò  che vi dicono i vostri sensi”. Entriamo e iniziamo a correre. Poco dopo ognuno di noi imbocca una strada diversa. Riesco a percepire il mostro dietro di me, non lo vedo ma posso sentire che è  me che insegue. Passano pochi minuti e già  mi ritrovo in un vicolo cieco. Non posso far altro che arrampicarmi sul muro. Appena salgo, mi accorgo che il muro su cui mi trovo è  un pezzo stesso della scogliera, non c’è altro sotto di me. Solo il mare. Intanto sento il mostro avvicinarsi e decido: “Mi getto in acqua, anche se non ho molte possibilità di sopravvivere allo schianto. Da questa altezza sarà come sfracellarsi su del cemento armato, ma meglio che morire divorata dal mostro”. Non appena formulo questo pensiero, misticamente compare accanto a me il mio maestro, sereno. Io lo guardo sbalordita e lui mi dice: “Elisabeth, non ti sta inseguendo nessun mostro, non l’ho mai liberato. In effetti, non esiste proprio. È la tua paura che ti fa sentire cose che non esistono. Ed è  così  da tutta la tua vita”.

Mi sveglio di soprassalto, mi sento come se mi avessero tolto un macigno dal petto. Sveglio le mie cugine che avevano dormito in stanza con me, e racconto loro il sogno come se raccontassi un episodio realmente accaduto, tanto era lucido e vivido. Ovviamente non capiscono il mio entusiasmo: per loro è solo un sogno. Non per me. Per me è un regalo dell’Universo. Per me è  cambiato tutto. Così inizia il mio ventunesimo giorno e non ho bisogno di altro per capire che l’esperimento è riuscito. Da oggi e per sempre continuerò a coltivare la gratitudine, a usare tutti gli strumenti che ho utilizzato in questi 21 giorni e continuerò a cercarne e condividerne di nuovi. Continuerò questo esperimento di felicità per tutta la vita!

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21 giorni per la felicità: giorno 20

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I “programmi mentali” fisicamente sono costituiti da sinapsi che vengono accese istantaneamente per riconoscere ciò che sta accadendo in modo veloce e inconscio. In pratica sono rapide istruzioni d’uso. Da quando nasciamo ci vengono “installati” tramite osservazione, ripetizione o attraverso forti emozioni. Sono molto utili per velocizzare le nostre risposte agli input esterni: immagina come sarebbe avere la necessità di ragionare sul fatto che  il fuoco brucia ed è  pericoloso, ogni volta che si presenta la situazione in cui dobbiamo decidere se scappare o meno da un’incendio. Purtroppo però, non tutti i programmi installati sono necessari  e alcuni (spesso molti) sono addirittura un ostacolo alla nostra realizzazione, soprattutto quando ci restituiscono un’immagine distorta della realtà. Anche quando ci rendiamo conto di avere un programma mentale svantaggioso – “non sono bella” ad esempio – per modificarlo  non basta solo volerlo, perché i programmi mentali hanno cinque caratteristiche che li rendono in grado di influenzare in modo molto forte le nostre percezioni e le nostre scelte.

Oggi spiegherò la prima caratteristica: essa riguarda la capacità di attivare e rinforzare l’attenzione selettiva. Allo scopo di gestire tante informazioni, il nostro cervello tende a portarne allo stato di coscienza solo alcune, prima di tutto quelle sulle quali siamo concentrati. Se non fosse così, impazziremmo ovviamente. In altre parole vediamo solo una piccolissima parte di tutta la realtà che abbiamo intorno (secondo alcune ricerche sembra che il cervello elabori fra gli 11 e i 40 milioni di bit di informazione ogni secondo, portandone allo stato di coscienza solo meno di 50 bit!).  Per rendersi conto di quanto sia potente questo meccanismo basta fare un piccolo esercizio. Ovunque tu sia in questo momento, osserva per qualche secondo l’ambiente intorno a te e conta quanti oggetti di colore bianco riesci a vedere. Dai un rapido sguardo intorno a te ora e semplicemente conta quante cose bianche ci sono. Fallo subito prima di continuare a leggere, se no ti spoileri l’esercizio. Ora che sai quanti oggetti bianchi ci sono, senza guardare rispondi a quest’altra domanda: quante cose nere ci sono nella stanza? Sono certa che non lo sai.  Forse ne hai una vaga idea, ma non lo sai con certezza e alcune cose non le hai proprio viste. Se ora ti chiedessi di guardare di nuovo la stanza per contare le cose bianche, vedresti altre cose rispetto a quelle che hai visto prima. Ora prova a pensare: se sei concentrato sulle ingiustizie del mondo, indovina cosa accadrà? continuerai a vederne sempre di più, perdendo bit di informazione meravigliosi. Allora che si fa? Smettiamo di guardare le notizie, smettiamo di pensare ai nostri problemi e a tutto ciò che non funziona nella nostra vita e nel mondo? Si e no. Personalmente cerco di osservare i miei pensieri e quando noto che sono focalizzati da troppi minuti su qualcosa di negativo, li accetto, li ringrazio come se si trattasse di un’amica che mi mette in guardia sui pericoli della vita e poi li lascio andare, decidendo che è  arrivato il momento di bilanciare quella negatività con qualcosa di positivo: cerco una notizia positiva, sposto consciamente l’attenzione su qualcosa per cui sono grata o chiamo qualcuno  che di solito mi mette di buon umore. Questa è  la soluzione che ho trovato  e  sta funzionando. Spero funzioni anche per te.


Fonti:
– Information Theory – Enciclopedia Britannica http://www.britannica.com/EBchecked/topic/287907/information-theory/214958/Physiology

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Colazione veloce (e alcalina)

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Viaggio spesso prendendo un aereo che arriva alle 10 di notte e ogni volta, puntualmente, la mattina dopo devo uscire di casa prestissimo per poter fare colazione. Ma stavolta no! Stavolta ho fatto germinare dei ceci e li ho portati con me, insieme ad un limone, un’arancia e un mandarino. Tutto nel frullatore ed ecco una colazione energetica veloce (e alcalina) già  pronta. Ora posso andare a fare la spesa senza svenire per strada 😉

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21 giorni per la felicità: giorno 19

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Siamo abituati a pensare che la felicità sia l’effetto di cause esterne, come il raggiungimento di un obiettivo o la realizzazione di un sogno. Abbiamo ceduto la responsabilità della nostra felicità al mondo che sta là fuori. Al contrario invece, la felicità è la causa delle nostre realizzazioni e la realtà esterna è influenzata dal nostro sistema di credenze che, agendo come un filtro, determinano la nostra percezione dell’ambiene intorno a noi. Di conseguenza, cambiando le nostre credenze subconsce, possiamo cambiare la consapevolezza di noi stessi e del mondo che ci circonda. Ma come possiamo farlo concretamente?

Ci sono molti modi. Oggi vi spiego quello più divertente, che possiamo chiamare “l’esplorazione curiosa”. Per essere delle esploratrici e degli esploratori curiosi basta lasciarsi sorprendere dalle esperienze quotidiane, guardando il mondo con gli occhi di un bambino; sperimentare la vita, concedendole (e concedendosi) di essere imprevedibile.

Per riuscire in questo intento, personalmente cerco di fare una cosa nuova ogni giorno: mi sono iscritta ad un corso di skateboard, ho camminato all’indietro, sono rimasta su un autobus fino alla fine della corsa e poi sono tornata indietro, e così via. Bastano anche cose molto semplici, ad esempio ogni volta che posso faccio una strada diversa per andare nello stesso posto e mi lascio stupire da ciò che l’Universo ha in serbo per me.

Facendo ogni giorno qualcosa di diverso, si attivano nuovi “programmi” nel subconscio e soprattutto si sconvolge la routine quotidiana, la quale molto spesso ci risucchia in un vortice di automatismi, una sorta di modalità “pilota automatico”.

Quindi, piuttosto che farci guidare dalle vecchie abitudini, inseriamo la modalità “regalo da scartare” e cerchiamo di cogliere i messaggi che l’Universo ci manda.

Buona esplorazione a tutti!

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21 giorni per la felicità: giorno 18

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In questi giorni sto sperimentando diversi benefici della meditazione. E molti altri staranno avvenendo senza che me ne accorga. Infatti basta accedere ad un qualsiasi motore di ricerca di articoli scientifici per trovare centinaia di paper che riguardano studi sperimentali sugli effetti benefici della meditazione, fra i quali i più noti sono:

√ Aumento dell’attenzione e della concentrazione mentale
√ Rallentamento del processo di invecchiamento
√ Riduzione della pressione sanguigna
√ Modifica del cervello, inclusa la crescita in alcune aree
√ Miglioramento della creatività e della capacità di problem solving
√ Miglioramento della vita sessuale
√ Aumento della produttività
√ Riduzione della necessità di farmaci
√ Raggiungimento di uno stato di profondo rilassamento
√ Aumento dei livelli di felicità
√ Miglioramento del sistema immunitario
√ Accelerazione dei processi di guarigione

Naturalmente, la maggior parte delle persone si siedono per meditare con l’obiettivo di liberare la mente dai pensieri, il che non è esattamente la cosa più facile del mondo. Ho pensato allora di raccogliere alcuni suggerimenti che possono aiutare. Iniziamo dai tre elementi fondamentali della meditazione che sono setting, posizione e respirazione:

  • setting: trova un posto tranquillo e confortevole, dove nessuno ti disturbi per almeno 20 minuti.
  • posizione: siediti e trova una posizione comoda, mantenendo la schiena più dritta possibile.
  • respirazione: chiudi gli occhi e cerca semplicemente di essere consapevole del tuo respiro. Inspira ed espira lentamente.

Una volta iniziata la meditazione non cercare di svuotare la mente, evita di ripetere che non devi pensare. Al contrario lascia che i tuoi pensieri, i tuoi sentimenti e le emozioni che provi scorrano: accettali, non giudicarli .

Allo stesso modo, se ti deconcentri a causa di un rumore, come la sirena della polizia, non essere frustrato, semplicemente torna ad osservare il tuo respiro non appena ti accorgi che la tua mente ha vagato.

Nel caso in cui ci sia qualcosa che ti da fastidio come una mosca o del prurito, affronta subito il problema eliminando la distrazione, permettendoti così di andare avanti con la meditazione.

E poi, a poco a poco, i pensieri, i rumori e le sensazioni scompariranno.  E anche se ciò non dovesse accadere, non demordere. In ogni caso uscirai dalla sessione di meditazione  meglio di come ci sei entrato. Sedersi tranquillamente non è MAI una perdita di tempo.

Prova!

P.S. se proprio non riesci a calmare la mente durante la meditazione, o se non hai mai meditato prima, puoi trovare tantissimi audio gratuiti su internet che possono aiutarti.

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